Il Parco come terapia

Sono convinto, e credo anche di essere in buona compagnia, che molti malesseri, o addirittura malattie, che ci affliggono abbiano origine dal nostro modo di vivere: stress e inquinamento anzitutto. Una fonte di stress che per me sta diventando ogni giorno peggiore è il traffico, in città ma anche peggio in autostrada; credo di aver percorso oltre 2 milioni di chilometri in macchina e fino a qualche anno guidare era ancora un piacere. Oggi è un incubo. In città, l'inquinamento è sotto gli occhi di tutti, ma c'è un inquinamento assolutamente invisibile e a quanto mi risulta nemmeno misurato frequentemente: l'inquinamento elettromagnetico; trasmettitori radio e televisivi, telefoni cellulari, reti WiFi per connettersi sempre e dovunque. Siamo esposti a tutta una gamma di radiofrequenze assolutamente inesistenti fino a pochi anni fa, e sicuramente ci siamo evoluti in loro totale assenza. Quali potrebbero essere gli effetti a medio-lungo termine di tutto questo pare non interessi a nessuno. Come difendersi e curarsi? Semplicissimo: andiamo ogni tanto (più spesso possibile) nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi! Qualsiasi Parco va bene, ovviamente, ma noi facciamo il tifo per questo. Per ormai numerose esperienze personali, una bella passeggiata sui crinali cura ogni male. Gli effetti benefici sono numerosissimi e immediati, tanto per dirne qualcuno:
  • assenza di inquinamento, o almeno fortemente ridotto
  • pace e silenzio
  • spazi aperti a volontà
  • cibo genuino e di buona qualità
Inutile poi ricordare la presenza di luoghi “mistici” dove, volendo, pregare o quantomeno da visitare; e oltre a quelli famosi (Camaldoli e La Verna) ci sono, sparsi nei boschi, eremi, chiesette e cappelline ricchi talvolta di insperate opere d'arte. Faccio un esempio di una giornata “terapeutica” che su di me ha sempre effetto: Ore 07,30: ascolto della funzione delle Laudi al Sacro Eremo di Camaldoli; Ore 09,00: partenza dall'Eremo in direzione Passo della Calla; camminata lenta e silenziosa con deviazioni e osservazione della natura, animali compresi se ci sono, e soste in punti notevoli (per me almeno); Ore 12,00 circa: sosta “pranzo” a Poggio Scali; lento ritorno verso Camaldoli con diverse opzioni di percorso; Ore 19,00 circa: cena in un ristorante tipico, la scelta è ampia e la qualità garantita; A letto presto; niente televisione ne giornali; ovviamente cellulare spento; è ammessa la radio e accendere il computer prima di cena e solo per controllare la posta. Il giorno dopo, altro itinerario: ce ne sono a volontà. Tre giorni di questa cura fanno passare tutti i miei disturbi psicosomatici. Per favore non chiedemi di venire con me, io sono fondamentalmente un solitario e comunque questa è una “cura” che devo fare da solo, almeno finché le gambe me lo consentiranno. Vanni  

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